Lo sbadiglio, un gesto fisiologico, salutare e “contagioso”

Sbadigliare è un atto respiratorio spontaneo, caratterizzato dall’apertura forzata della bocca, delle fauci e della glottide con espirazione lenta e profonda accompagnata da movimenti del viso, costrizione delle palpebre e in qualche caso fuoriuscita di lacrime, nonché da caratteristici rumori e talvolta stiramenti delle braccia e del tronco. Le contrazioni muscolari che accompagnano lo sbadiglio e che portano l’individuo a “sgranchirsi” sono chiamate in gergo medico pandiculazione

Lo sbadiglio è un atto della durata media di 6 secondi che consente una ventilazione polmonare più profonda di quella possibile con gli atti respiratori da normali compiuti in condizioni di riposo. A queste inspirazione ed espirazione si aggiungono l’apertura forzata degli spazi faringei, una tensione del pavimento della bocca e un’apertura delle trombe di Eustachio, ovvero di quei sottili canali ricoperti di mucosa che mettono in comunicazione il naso-faringe con la cassa del timpano, la cavità ossea che costituisce l’orecchio medio.

Anche se la voce “sbadiglio” certamente merita l’inclusione in un dizionario di medicina, raramente si tratta di un sintomo che possa destare preoccupazioni per la salute dell’individuo e ben di rado è conseguente ad altri disturbi. Nella maggior parte dei casi si tratta di un riflesso del tutto fisiologico, espressione di un adattamento delle funzioni dell’apparato nervoso e respiratorio in rapporto a particolari circostanze e/o momenti della giornata: di fatto si tende a sbadigliare di più la mattina, la sera prima di andare a letto, nelle ore successive ai pasti, specie quando la digestione è lunga e difficile. 

Tutti gli esseri umani sbadigliano, anche centinaia di migliaia di volte nella vita – addirittura iniziano già nel ventre materno. Sbadigliano anche molti animali tra i vertebrati: scimmie, felini, cani, uccelli e pesci. A seconda della specie animale (uomo incluso), lo sbadiglio può essere un segnale che il corpo invia al cervello come reazione a uno stato di fame, stress, noia o stanchezza.

Per quale motivo sbadigliamo?

Il ritmo respiratorio normale è regolato da un centro nervoso che segna il ritmo di espansione e contrazione della gabbia toracica; questo centro respiratorio agisce in base alle informazioni inviate dal sistema nervoso e adatta l’attività respiratoria alle necessità di ossigenare più o meno il sangue circolante adattando la respirazione alle esigenze di lavoro muscolare dell’intero organismo. Il volume di aria respirata varia infatti moltissimo a seconda dell’attività fisica che svolgiamo e delle condizioni dell’ambiente in cui ci troviamo.

In condizioni di riposo questo meccanismo di adattamento dell’organismo può diventare meno vigile e attento. In questi casi, il sistema nervoso sollecita l’apparato respiratorio a reagire con più vigore mediante un riflesso involontario con la respirazione profonda resa possibile dallo sbadiglio. In buona sostanza, questo gesto porta molta aria fresca nelle nostre vie respiratorie

In un importante studio condotto a partire dal 2008 è stata fatta una scoperta importante: i soggetti sbadigliavano di più quando la loro temperatura cerebrale aumentava. Si è pertanto giunti ad ipotizzare che lo sbadiglio serva a “raffreddare” il cervello, rendendoci più svegli e concentrati.

In maniera del tutto simile allo stretching dei muscoli per il corpo, lo sbadiglio serve anche a renderci più rilassati riducendo lo stress in generale: non è un caso spesso i paracadutisti spesso sbadiglino “di cuore” prima di buttarsi dall’aereo sfruttando consapevolmente uno dei meccanismi più fisiologici in cui il corpo può fare fronte a situazione di tensione.

Oltre a questo, l’atto di sbadigliare aumenta leggermente la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno – un effetto particolarmente utile nel passaggio veglia-sonno, quando i polmoni hanno bisogno di una quantità maggiore di aria. Parliamo in modo generico di “aria” poiché, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la quantità di ossigeno nel sangue risulta identica prima, durante e dopo lo sbadiglio.

Si comprende dunque perché sbadigliare diventa assai più probabile in tutti i casi in cui il sistema nervoso si trova in condizioni di vigilanza instabile: è innegabile il legame dello sbadiglio con il bisogno di dormire all’avvicinarsi della notte o con il manifestarsi di una carenza di sonno dovuta a uno stile di vita spossante, ma lo stesso fenomeno si presenta anche in particolari situazioni patologiche di scarsa coscienza.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

La curiosità su questo strano fenomeno della contagiosità dello sbadiglio è del tutto legittima. Occorre sapere che nell’uomo i riflessi nervosi sono condizionati dagli stimoli che giungono al sistema nervoso centrale da recettori situati in periferia, ma risentono anche di stimolazioni psichiche legate al comportamento di altri individui e a comportamenti appresi in precedenza. In molti casi, infatti, il riflesso dello sbadiglio è stimolato da azioni esterne. 

Di recente tra gli esperti di neuroscienze si è rafforzata la convinzione che la contagiosità dello sbadiglio abbia a che fare con l’esistenza della rete di neuroni specchio, scoperti negli anni Novanta del XX secolo da un gruppo di ricerca dell’Università di Parma. Queste cellule altamente specializzate, come si può intuire dal loro stesso nome, sono delle strutture cerebrali che si attivano dopo l’osservazione di un comportamento visto in un’altra persona e inducono l’osservatore a eseguire della stessa azione. In altri termini, i neuroni specchio innescano l’imitazione motoria del comportamento altrui. In ogni caso, oltre che dallo stimolo visivo, lo sbadiglio può essere anche innescato dall’ascolto del rumore emesso da qualcuno nell’atto di sbadigliare, dalla lettura di una scena in cui qualcuno sbadiglia o perfino dal solo pensiero di qualcuno che lo stia facendo.

La vicinanza emotiva tra gli individui gioca un ruolo cruciale in questo fenomeno, come hanno dimostrato alcuni studi sui primati (scimpanzé e tra i babbuini Gelada), nei quali la frequenza degli sbadigli aumentava significativamente quando vedevano un membro del loro stesso gruppo agire in quel modo. Tutto ciò significherebbe che lo sbadiglio contagioso sia per molti versi una misura dell’empatia di un individuo. Lo dimostrerebbe il fatto che neonati e bambini in tenera età non siano soggetti a questo contagio, perché le capacità empatiche si sviluppano gradualmente solo a partire dai 4-5 anni. 

Da adulti, poi, la probabilità di imitazione dello sbadiglio è direttamente proporzionale al gradiente dell’empatia: è infatti ai massimi livelli tra parenti stretti, diminuisce leggermente tra amici, è ancora più scarsa tra i semplici conoscenti e scende al minimo con gli sconosciuti. 

Nonostante le numerose ipotesi, una spiegazione definitiva e universalmente accettata per il fenomeno dello sbadiglio non è ancora stata trovata, anche perché le ricerche in questo campo non sono moltissime. Una delle ragioni per cui lo sbadiglio non è stato così ampiamente studiato dagli scienziati è probabilmente la sua mancanza di significato a livello medico.

Come trattenere lo sbadiglio

Come abbiamo visto, il gesto dello sbadiglio è del tutto legittimo, ha effetti positivi sul corpo e ci consente di fare un vero e proprio pieno di energia quando ne abbiamo bisogno. Gli esperti di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo giustamente raccomandano di non considerare lo sbadiglio un segnale negativo, bensì come un’indicazione del fatto che la persona desidererebbe essere più attiva di quanto non riesca a essere in quel momento. 

Tuttavia, è chiaro che in alcune occasioni il bon ton dovrebbe avere la meglio sui nostri istinti fisiologici. E allora, come si può fare per evitare di sbadigliare quando se ne sente il bisogno? Alla luce delle spiegazioni date sopra sul motivo per cui sbadigliamo, alcuni semplici consigli possono aiutare a reprimere il gesto. Il primo di questi è fare qualche respirazione profonda, inspirando col naso ed espirando dalla bocca: ciò contribuirà a raffreddare i vasi sanguigni nella cavità nasale, che è molto vicina al cervello. Sempre al medesimo fine di abbassare la temperatura del cranio si può bere o mangiare qualcosa di freddo e più in generale raffrescare o mantenere fresco l’ambiente in cui si soggiorna.

Lo sbadiglio volontario

In alcuni casi conviene provocare volontariamente uno sbadiglio quando avvertiamo la necessità di aprire momentaneamente le trombe di Eustachio perché abbiamo la sensazione di orecchie tappate. Questo inconveniente si manifesta in caso di bruschi passaggi a condizioni di pressione atmosferica diversa (al decollo o all’atterraggio in aereo, nelle salite o nelle discese in montagna) oppure quando nelle trombe di Eustachio si accumula una quantità eccessiva di catarro. In queste circostanze, con l’apertura forzata della faringe e delle trombe di Eustachio si riequilibra istantaneamente la pressione dell’aria contenuta all’interno della bocca e del naso con quella nella cassa del timpano. In pratica, con lo sbadiglio forzato il timpano riacquista la situazione di equilibrio necessaria per una buona percezione dei suoni e sparisce il disagio.